Dove andiamo?
Stiamo riflettendo, discutendo, pensando cosa fare.
Come è più utile continuare (o cambiare) l’esperienza verde che abbiamo portato avanti negli ultimi anni.
Continuare l’esperienza Arcobaleno, rifondare i Verdi come soggetto autonomo, o lavorare per un’area ambientalista dentro il Partito Democratico?
Cosa ne pensate? Abbiamo bisogno del contributo di tutti.



maggio 22nd, 2008 at 12:41 am
Non so se hai letto la lettera pubblicata su Repubblica di Rossanda a Rifondazione Comunista e un po’ a tutta la sinistra. Ne condivido in pieno le motivazioni della sconfitta e del declino dell’attuale sinistra italiana. Condivido anche l’unico sbocco proposto a RC per il futuro, ma non applicabile ai Verdi.
Io consiglierei la fondazione di un partito nuovo, come statuto, organizzazione e modo di fare politica. Una rottura con il passato recente, un ritorno al dialogo, ma con una chiara e distinta identità che cerchi nella coerenza le soluzioni ai problemi di vita vissuta. Chiaramente in quello che dico non rientrano ne PD ne SA.
maggio 23rd, 2008 at 9:06 am
Continuate a lottare per le giuste battaglie che vi hanno sempre contraddistinto.
Ancora più importante è farlo ora!
Importante sarà la presenza per le strade tra la gente comune ed il mantenimento della vostra identità senza disperderla in un contenitore come quello del PD!
SA poteva anche esser una buona idea ma che in pochi hanno capito. Non bisogna affatto ripartire da zero ma semplicemente da dovi vi siete fermati, tornano a fare politica e tenendo sempre aperto il dialogo con le altre forze della Sinistra.
maggio 23rd, 2008 at 10:59 am
Sono uno di quelli che hanno contribuito alla nascita dei Verdi e che poi se ne sono allontanati, senza più riuscire a trovare una collocazione politica in cui riconoscermi. Ero e sono convinto che i problemi che hanno portato alla crisi attuale dei Verdi risalgono a ben prima della lunga gestione di Pecoraro Scanio e vanno ascritti all’incapacità, non solo dei vari gruppi dirigenti succedutisi ma anche di gran parte del corpo del partito, di superare le impostazioni e gli schemi derivanti dalle loro precedenti esperienze politiche. Il tracollo della Sinistra Arcobaleno – che al Senato ho votato, per votare Carlo Monguzzi – ha sancito la non riproponibilità di quelle culture.
Nel riflettere su cosa fare, non sottovaluterei il “difetto” d’origine del Partito Democratico, analogo a quello dei Verdi. Alla prova dei fatti, le accuse dei socialisti, di un anno fa, secondo cui si stava dando vita ad un “compromesso storico bonsai” non erano del tutto infondate.
Io condivido quanto prospettato da Monguzzi in campagna elettorale, in un’intervista a TGcom: un Partito Democratico in cui ci siano tre aree: quella attuale, una di sinistra e una ecologista. Ma questo fa parte di un futuro auspicabile, di un Partito Democratico altro da quello attuale.
Per costruire una prospettiva simile, credo sia necessario lavorare all’esterno di questo PD. Ma anche all’esterno di questi Verdi. In sostanza, vedo molto difficile una rifondazione dei Verdi, innestata sul partito attuale. Credo necessaria la rinascita di una formazione ecologista, che abbia nel proprio DNA una cultura politica diversa da quella dei Verdi sinora conosciuti. Potremmo scoprire che sono più gli ecologisti che in questi anni si sono allontanati o non ce l’hanno fatta ad avvicinarsi, rispetto a quelli che sono rimasti o arrivati nei Verdi. Poi, se nel futuro ci sarà un nuovo PD, lo si vedrà.
Beniamino Bonardi
maggio 26th, 2008 at 8:20 am
ciao Carlo, come sai ho votato il PD e sai anche la stima e il rispetto che ho nei tuoi confronti e nelle tue idee, per questo ti vedrei bene all’interno di un’area ambientalista nel PD area che cmq porti avanti le basi e i principi dei Verdi senza utopie ma proponendo con forza energie alternative vere dai pannelli fotovoltaici all’eolico ad abitazioni ecocompatibili con incentivi veri per i cittadini soldi che vadano dati in previsione del futuro nostro e dei nostri figli e non spesi per le scuole e gli ospedali privati o la macchina a idrogeno e che …….uè l’ecologista sei Te e di Te mi fido
non mollare mi raccomando abbiamo bisogno di persone come te
un ciao anche a Rita e Gigi
maggio 26th, 2008 at 6:09 pm
Carlo, non credo che chi venga a visitare questo blog abbia seconde finalità se non quelle legate a istanze quotidiane e ambientali che rendono così necessaria l’idea ecologista.
L’esperiera della SA è stata fallimentare per tutta una serie di motivazioni che sono state esaminate da più fonti (quotidiani e blog-area). La trasformazione di un movimento così radicato nel territorio, come quello dei Verdi, in un partito non giova all’appeal. Il rischio di schiacciamento o ammorbamento dei propri ideali, sacrificati sull’altare di patti politici/partitici e scelte obbligate governative, può condurre ad avere meno credibilità rispetto alle molteplici associazioni ambietaliste sparse sul territorio italico.
Dal mio personale punto di vista, il movimento Verde nostrano dovrebbe porsi in antitesi con la ormai sempre più evidente obsolescenza della dicotomia politica destra/sinistra. L’istanza ambientalista nata dai problemi creati dall’industrialismo e dalla modernità non può conciliarsi con chi fa del produttivismo il proprio dogma. Uno dei limiti della SA è stato anche questo: l’incapacità di cogliere il vero malessere degli italiani, improntando la propria battaglia sulla lotta di classe e sull’alternativa economica. Quest’ultima ci starebbe anche, ma se esplicata sulla base del produttivismo marxista non offrirebbe che l’opposta faccia della stessa moneta: quella basata sulla crescita esponenziale dei nostri consumi e del conseguente sfruttamento del nostro territorio/pianeta.
Da fervido sostenitore delle idee di Serge Latouche non posso non dolermi nel constatare quanto sopra e delle estreme difficoltà e avversità che questi ideali possano incontrare sul versante politico.
Al di là delle mie personali passioni per il movimento della Decrescita, mi premeva far presente l’esempio dei Verdi tedeschi, ora Bündnis 90/Die Grünen (nel 1990 si unirono con Bündnis 90 che era un movimento anticomunista della Germania dell’est che lottava per i diritti umani). Sicuramente il partito ecologista più forte d’Europa rappresenta proprio per la sua coerenza programmatico-politica un modello da cui poter attingere. Proposte e alleanze in linea con i propri ideali e radicalizzazione nel territorio lo hanno portato a poter far approvare un piano ventennale di riduzione del nucleare e far votare i suoi deputati contro il proprio governo per l’intervento in Iraq. Scelte locali di coalizione hanno condotto recentemente i Verdi tedeschi ad allearsi con i cristiani democratici (CDU) sulla base di un programma comune che non snatura l’anima ambientalista.
Ecco io più che veder fondere il movimento Verde in altre aree politiche sarei più propenso per rinnovare la “battaglia” come soggetto autonomo. Il fatto che attualmente non vi sia rappresentanza parlamentare non risponde, a mio modo di vedere, alla mancata esigenza da parte degli italiani di più ecologia e maggior qualità della vita nelle grandi città. Certo, sotto certi aspetti, rimaniamo più indietro rispetto all’area del nord Europa per sensibilità ambientale, ma avendo perso una battaglia non è ancora detto che si debba perdere anche la guerra.
Un caro saluto
Giuseppe Maneggio
maggio 30th, 2008 at 12:40 pm
Anch’io come altri faccio parte di una associazione ambientalista, anch’io come altri ho votato più Monguzzi che i Verdi nei quali non mi riconoscevo e non mi riconosco più da molto tempo.
Sono assolutamente d’accordo con Giuseppe Maneggio, ora più che mai, c’è bisogno di un nuovo soggetto ambientalista slegato dai rapporti Destra-sinistra ma che riparta dalle esigenze concrete dei cittadini, in primis la Qualità della vita.
Non mi sembra che nessuna formazione politica attuale abbia in sè un messaggio così semplice e rivoluzionario, tocca crearla!
Un caro saluto
Marco M.
giugno 5th, 2008 at 4:14 pm
“C’è una lezione tedesca nel voto italiano di questo fine settimana. E riguarda i Verdi. Quelli italiani hanno deciso di giocare la carta dell’estremismo, voltando le spalle al Partito Democratico e contribuendo alla nascita della Sinistra Arcobaleno. Nel voto di domenica scorsa hanno subito una sconfitta cocente. Quelli tedeschi–in generale più realisti–stanno riflettendo seriamente a possibili alleanze con i democristiani della CDU. È difficile dire se un accordo di questo tipo sia possibile a livello federale già in occasione del voto nazionale del 2009, ma ad Amburgo–la città-Stato nella quale si è votato in febbraio–i due partiti stanno negoziando da alcune settimane e un’intesa di governo appare realistica. Lo scollamento è evidente: in Italia gli ambientalisti guardano verso la sinistra radicale, in Germania pendono verso il centro. Nonostante divisioni e incertezze, i Verdi tedeschi danno l’impressione di rimanere concreti, aperti alle novità, attenti alle nuove tendenze, e in generale alla ricerca di un ragionevole equilibrio tra la difesa dell’ambiente e lo sviluppo dell’economia.
In Germania, i Grünen–che nei sondaggi oscillano intorno al 10%–hanno imposto la chiusura delle centrali nucleari entro il 2020, ma non hanno impedito al Paese di avere una settantina di inceneritori, una rete ferroviaria ad alta velocità e un network autostradale tra i più efficienti al mondo. A dire il vero, anche i Verdi tedeschi sono divisi tra fondamentalisti e realisti, tra fundis e realos come vengono chiamati in tedesco. Ma questa divisione non ha vietato al partito di aprire nei giorni scorsi una rappresentanza a Washington, la seconda all’estero dopo quella di Bruxelles. La scelta ha un doppio obiettivo: da un lato fare propria l’esperienza ecologista dei numerosi tedeschi che abitano negli Stati Uniti; dall’altro creare nuovi legami con gli ambientalisti americani. “Vogliamo avere a disposizione un gruppo che conosca la politica interna tedesca e che possa influenzare il programma ambientalista tedesco in campo internazionale”, ha detto Arne Jungjohann, co-fondatore della sede americana dei Grünen. Ha aggiunto Reinhard Bütikofer, co-leader dei Verdi: “Non vogliamo un rapporto a senso unico: puntiamo allo scambio e alla cooperazione. L’apertura di questa sede riflette il fatto che siamo aperti allo scambio di idee con gli Stati Uniti”. Per un partito nato dalle ceneri del 1968 e che per anni ha avuto una vena anti-americana, il segnale è certamente interessante, a Berlino come a Roma.
PS – Un aggiornamento: CDU e Verdi hanno trovato giovedì 17 aprile un accordo per governare insieme la città-Stato di Amburgo. L’intesa, di 65 pagine, deve passare al vaglio dei congressi dei due partiti entro la fine del mese. E’ la prima volta che in Germania democristiani e ambientalisti decidono di allearsi a livello regionale.”
giugno 12th, 2008 at 5:25 pm
Buongiorno.
Anche se abito a Brescia, seguo l’attività del vostro gruppo di Milano ed in particolare la sua, per cui esprimo stima e apprezzamento. Sono molto preoccupata ovviamente per le sorti politiche dei verdi. Ovunque e nella mia città in particolare, ci dovrebbe esserci una forte “presenza verde” . Credo invece a da Brescia sia sparito addirittura il Forum di Agenda 21. A proposito dei suoi interrogativi sul da farsi, esprimo il mio personale pensiero. Credo che i Verdi debbano essere un soggetto politico autonomo. La difesa dell’ambiente non dovrebbe avere colorazione politica. In tal modo più persone si sentirebbero di poter sostenere le battaglie dei verdi.
Se é vero che non tutti i mali vengono per nuocere, la sconfitta politica può essere vista come l’occasione per una seria autocritica e quindi per un nuovo inizio.
MI auguro davvero che non si debba attendere molto perchè i verdi tornino con grinta e determinazione a far sentire la loro voce. C’è da combattare le battaglia contro il nucleare ……. Un forte in bocca al lupo !
giugno 24th, 2008 at 4:54 pm
Marco sopra ha scritto: ” Non mi sembra che nessuna formazione politica attuale abbia in sè un messaggio così semplice e rivoluzionario, tocca crearla!”
Purtroppo è la verità.
Unirsi al PD e creare una corrente ambientalista al suo interno è la strada più sbagliata possibile.
Bisogna proporre un programma semplice ma innovativo fondato su valori quali la sostenibilità economica, sociale e ambientale nel lungo periodo: creare una cultura per il rispetto della natura, della qualità della vita e per le generazioni future; se si arriva a rispettare la natura siginifica una società migliore fondata sui veri valori.