Più tumori e leucemie nei bambini che vivono nei pressi delle centrali nucleari
I dati in uno studio del governo tedesco rileaborato dal professor Ian Fairlie. Monguzzi (Pd): “Non conviene ed è anche pericoloso. Meglio efficienza e rinnovabili”
Milano, 11 marzo 2011 – Il 60% di tumori e il 160% di leucemie in più nei bambini sotto i cinque anni che vivono in un raggio di 5 chilometri dalle 15 centrali nucleari tedesche.
E’ questo uno dei dati più significativi e allarmanti illustrati dal Professor Ian Fairlie, uno dei principali studiosi mondiali degli effetti sulla salute delle centrali nucleari, durante un incontro, oggi a Milano, con Carlo Monguzzi, ex consigliere regionale ed esponente milanese del PD, e autore, insieme a Sergio Zabot, del libro Illusione Nucleare. All’incontro con Fairlie, che domani parteciperà a Cremona a un convegno promosso dal Pd, era presente Giuseppe Miserotti, medico per l’ambiente e presidente dell’ordine dei medici di Piacenza.
I dati citati dal Professor Fairlie sono contenuti in uno studio del 2007 (KiKK, acronimo tedesco che sta per “Cancro nei bambini nelle vicinanze delle centrali nucleari”), commissionato dal governo tedesco all’Università di Magonza, e rielaborati e confrontati con altre ricerche analoghe condotte in tutto il mondo dallo stesso Fairlie. Per il governo scopo della ricerca, ha ricordato lo studioso irlandese, “era verificare le informazioni sulla sicurezza sanitaria fornite dall’industria nucleare tedesca e la conclusione è stata che sugli effetti sulla salute legati c’è la massima incertezza”.
“Noi continuiamo a sostenere – ha detto Monguzzi – che il nucleare non è conveniente e sottrae preziose risorse agli investimenti in risparmio, efficienza energetica e fonti rinnovabili, su cui peraltro registriamo il pessimo decreto appena varato dal governo Berlusconi che azzera gli incentivi al fotovoltaico. Ma questi studi dimostrano che il nucleare è anche pericoloso non solo in caso di incidente ma anche durante il normale funzionamento”.
L’ipotesi più accreditata all’origine dell’aumento delle patologie, ha detto Fairlie, è la costante fuoriuscita dagli impianti di piccole quantità di radiazioni legate alle normali emissioni di funzionamento, emissioni che risultano molto maggiori nei periodi di manutenzione, quando viene caricato il combustibile oppure viene eliminato il vapore generato dal raffreddamento dei reattori.
Dosaggio radioattivo, ha sottolineato Fairlie, che colpisce le donne in gravidanza che vivono nei pressi delle centrali, soprattutto nel primo periodo di gestazione, attraverso la pelle, l’acqua, il cibo, la respirazione. Un periodo ad alto rischio, ha detto lo studioso, perché nell’embrione nelle prime settimane lo sviluppo è accelerato e le cellule più vulnerabili. Altre ricerche simili sono giunte alla stessa conclusione, ha ricordato Fairlie, e cioè a rilevare un aumento dei tumori soprattutto nei più piccoli: in tutto il mondo sono state condotte 40 ricerche ma quelle statisticamente significative sono 10. “E nove su dieci – ha concluso – concordano nel rilevare un aumento di tumori e leucemie”.
–